Si.Cobas

Dentro e oltre lo sciopero generale dell’11 ottobre – Tendenza internazionalista rivoluzionaria (italiano – arabo) [Scarica qui la versione in lingua araba] Lo sciopero generale dell’11 ottobre, indetto unitariamente dalla quasi totalità del sindacalismo di base, ci dimostra che è possibile costruire un fronte di lotta proletario contro governo e padronato. Fosse anche solo per questo, è un evento da valorizzare, un “passo in avanti” utile a compattare le singole lotte contro i licenziamenti in una prospettiva che vada oltre gli stessi confini nazionali. Proprio perchè auspichiamo che l’11 ottobre rappresenti solo l’inizio di un percorso comune di lunga durata e non un appuntamento episodico, crediamo necessario mettere a fuoco alcuni problemi inerenti la preparazione e lo sbocco di questa giornata di lotta. In primo luogo, dobbiamo far sì che a compattarsi non siano soltanto i lavoratori delle sigle promotrici, ma costruire un retroterra su cui questi si rivolgano anche alla parte più combattiva degli iscritti ai sindacati confederali e all’enorme bacino del lavoro precario ed ultra-precario non sindacalizzato. Lo sciopero deve riuscire cioè a dare una prospettiva che vada oltre la scadenza, nell’ottica del rafforzamento delle avanguardie di lotta, e del loro collegamento al di là delle appartenenze formali. In secondo luogo, proprio quest’ultimo aspetto pone con urgenza il problema di trasformare le vertenze aziendali più “risonanti” (fra tutte la GKN, la Whirpool, la Embraco) dal “caso per caso” in un solo grande movimento di lotta contro i licenziamenti, in un unico “tavolo di trattativa” con il governo – per imporre con la forza della mobilitazione di piazza le nostre necessità. Ciò sarà possibile, secondo noi, nella misura in cui: a) ci si muova in una lotta di “difesa” ponendo obbiettivi generalizzati unificanti (salario medio garantito a tutti i disoccupati e non “reddito universale”; riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario, indicizzazione dei salari, salario di sussistenza, lavori socialmente necessari e utili); b) si riconosca politicamente (e non solo “emotivamente”) il ruolo di “traino” del proletariato immigrato multinazionale della logistica organizzato con il SI Cobas. Il quale, vedi vertenza Fedex-TNT, ha veramente mostrato a tutti i lavoratori la via della ripresa della lotta di classe. C’è da dire che sia i facchini della Fedex di Piacenza verso i loro compagni belgi, sia gli operai della GKN con la GKN Britannica, sia gli stessi lavoratori della Stellantis si sono già mossi in questa direzione, ma occorre sicuramente un salto politico che traduca i contatti in iniziative comuni di lotta, che vadano oltre i confini aziendali e/o categoriali e nazionali. L’attacco a cui siamo sottoposti vede in prima fila i grandi gruppi industriali e finanziari multinazionali, e non può esserci risposta efficace diversa dalla globalizzazione delle lotte e dell’organizzazione di classe, ponendoci tra gli altri gli obiettivi della contrattazione transnazionale di gruppo e di categoria. Infine, ma non per ultimo come importanza, crediamo che il senso politico dello sciopero possa essere messo in risalto, e dare continuità, nella misura in cui il movimento farà suo l’obbiettivo di una patrimoniale di classe (tassando del 10% il 10% più ricco della popolazione). Altro elemento, questo, di unificazione dei vasti strati del proletariato, sfruttati sul lavoro e vessati dalle imposte (che pagano per tutti !). Si tratta di agitare la questione del vasto spettro dei “bisogni sociali”: non in senso riformistico di “un nuovo modo di far la produzione” stile anni ’70 (di cui sono rimaste le ceneri), ma nel senso classista di imporre come urgente il soddisfacimento di bisogni di sussistenza, di tutela della salute, di risanamento ambientale attraverso la riappropriazione di una quota del plusvalore prodotto dalla classe proletaria. Questioni che diventano ancora più dirimenti proprio alla luce della profonda…

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[CONTRIBUTO] Dentro e oltre lo sciopero generale dell’11 ottobre [ita – عربى]